L’ombra lunga
sulla montagna Di
Francesco Paladino
12’00” – dv
“L’ombra lunga
sulla montagna” è il mio secondo film che vede come protagonista la
montagna. Nel primo “Lo domanderò alla montagna” si raccontava l’ultima
scalata sulle montagne del Brenta di un vecchio scalatore (Bruno De
Tassis).
Nell’ultimo medio
metraggio il paesaggio è quello degli Appennini emiliani e
specificatamente la magnifica Pietra Parcellara (Piacenza). Gli
Appennini sono pieni di racconti e leggende popolari, mistiche e magiche
che da sempre mi hanno appassionato.
E proprio con il
gusto di raccontare una storia popolare ho scritto e girato questo mio
nuovo lavoro; e, come si sa, le storie popolari sono piene delle paure
degli uomini e dei miracoli di Dio.
Il film racconta
di un vecchio prelato a cui viene affidata la missione di “benedire” una
montagna che gli uomini hanno abbandonato pensandola infestata da
furiosi cinghiali, manifestazioni “sicuramente” diaboliche. Il vecchio
prete, solo con sé stesso, inizia la salita del monte come se entrasse
nella propria anima: cerca tra i boschi scuri, prega Dio ma non trova
nulla. La sua voce è portata dall’eco e sbatte contro la montagna
silenziosa. Giunge all’estremo tentativo di tagliarsi le vene per
attirare gli animali con il profumo del sangue. Nulla. Allo stremo delle
forze troverà la forza di continuare la “salita” della montagna soltanto
dopo aver avuto una “visione” in cui perverrà alla certezza
dell’esistenza di Cristo. Cadrà più volte, come Cristo e come Cristo
porterà la croce sulle proprie spalle fino alla estrema prostrazione.
Sarà un gregge enorme di pecore a sommergerlo come risposta a tutte le
paure degli uomini.
La cadenza del
film è di leggenda popolare, le musiche di Alio Die e mixate con altre
fonti sonore. Las voce fuori campo di Ugo Campos, vecchio speaker della
radio argentina, rifugiato in Italia ai tempi dell’oscurantismo. Il
vecchio prelato è Gianni Schicchi che fornisce, in questo film, a mio
parere, la sua più toccante interpretazione in assoluto.